Paola Nasso Grienti

Paola
Dicono di Lei

Lionello Bapi, Vittorio Calore, Aldo Caserini, Liana Castelfranchi, Massimo Centini, Fernanda De Bernardi, Dedalus, Giovanni Majoli, Anna Maria Maniezzi, Monica Naldi, Angela Nievo, Guido Perocco, Giorgio Pitteri, Laura Ridolfi Viganò, Adalberto Sartori, Giorgio Trentin.

Giovanni Majoli

Qualunque segno che di per sé è nullo, si fa valido allorchè raccogliendo un significativo impulso si eleva a potenza espressiva. Segni tesi, nervosi, arruffio convulso che si infittisce e poi si distende, si placa in immagini piane, succinte, ma sempre immagini poetiche: grazia, gusto, immaginazione. Tutto questo troviamo osservando la raccolta di incisioni presentata da paola nasso grienti.

Di temperamento volitivo pure l'artista è dominata da incredibile pudore e timidezza e sono queste doti che le servono a non abbandonarsi ai successi conseguiti.

Io sono certo che sempre nuovi impulsi subirà la sua attività che mira, come in ogni vera anima d'artista, ad un continuo superamento di se stessa.

Liana Castelfranchi

Conosco ormai da molti anni Paola Nasso e non vorrei dire cose banali di lei e del suo lavoro, (del suo dipingere), né elogi consueti e meccanici, perché non sarebbero consoni alla diritta intensità e sincerità del suo mondo interiore, quale emerge dalle sue opere.

Col passare degli anni la sua totale indipendenza, profondamente spontanea, nei confronti delle molte correnti che senza tregua trascorrono nel panorama contemporaneo, non mi sorprende più, poiché mi è chiaro che non si tratta di indifferenza in lei, che, anzi, è sempre in ascolto commosso verso ogni minima voce che giunga al suo orecchio d'artista … (e pronta a ritrasmetterla a chi impara da lei). (Direi che questa scelta di 'solitudine' può se mai imbarazzare il critico, abituato, anche per pigrizia mentale, a collocare ogni artista in una griglia di lettura culturale.) Se non vado errata, per esempio, va crescendo il tema del "paesaggio dell'anima", di un paesaggio, cioè, che reca l'impronta di un assorto silenzio, di una solitudine che è assenza dell'uomo ma non del suo sentimento.

In una tematica cara a Paola Nasso, quella degli interni, mi pare di scorgere una sempre più matura capacità di rendere la still life delle cose, la vita silenziosa (un termine che qui mi sembra più pregnante che non quello di "natura morta") legandole in un lieve e quasi ironico assemblaggio decorativo, che rammenta un poco Bonnard, specie là dove un volto, una figura entrano a far parte della "vita silenziosa" degli oggetti.

Paola Nasso torna a parlarci con la sua voce sommessa ed intensa: affida il suo messaggio ai paesaggi, rivisitati dalla memoria e dal sogno. e se i filtri della memoria riorganizzano i luoghi della natura in un ordine quasi astratto, lo scatto della fantasia li risospinge verso gli orizzonti dell'invisibile.

… Chi segue la sua attività non potrà non accorgersi come sia affascinata in misura crescente dal gioco complesso e fortemente astrattivo delle forme. Il punto di partenza, come dicono i titoli delle sue opere, è sempre un momento della realtà e nell'ininterrotto dialogo tra lei e la realtà che la circonda, Paola Nasso reagisce sempre con un misto di tenerezza, di malinconia, di sottile disincanto liberando la sua ricchezza di fantasia e di poesia…

Massimo Centini

Paola Nasso è veneziana di origine, un marchio che le è rimasto inalterato. Si è formata nell'ambito dell'Accademia di Belle Arti di Venezia, dove la Cattedra di Incisione era allora diretta da un personaggio di non trascurabile importanza quale fu Giovanni Giuliani. Un marchio che siamo portati a ritrovare nell'estrema preziosità di un linguaggio acquafortistico fatto di sottili trasparenze, di filtri sensibilissimi che nascono da intimi e segreti stati d'animo e di solitarie meditazioni. Un linguaggio di estrema scioltezza e fluidità a riprova dell'assoluto possesso di un mestiere di non facile conquista, approfondito e maturato attraverso un processo di indagine e di penetrazione. ..

… Opere che vengono a confermare, ancora una volta, oltre che la preparazione tecnica, la solidità, l'integrità, la rettitudine di un'artista in grado di rimanere fedele a se stessa e di credere ancora in qualche cosa.

… Dell'Associazione Incisori Veneti Paola Grienti Nasso è stata ed è ancor oggi parte integrante e viva, venendo a testimoniare di un impegno incisorio andato affermandosi come chiaramente preponderante nell'ambito della propria ricerca artistica con estrema coerenza, nonché di un forte coraggio nel contesto di un settore così emarginato e discriminato dalla critica ufficiale quale quello dell'incisione…

Laura Ridolfi Viganò

… la coerenza nella varietà delle opere, l'autonomia, l'originalità e l'ecletticità degli stili scevri da ogni maniera, convivono con una sensibilità schiva ed una misura discreta che sono per Paola il verbo di un linguaggio artistico che è genuina manifestazione di sé da cui ogni retorica è bandita.

Guido Perocco

L'arte incisoria di Paola Nasso così varia, duttile, nitida negli stessi contrasti: così carica di umori tra il rigore razionale ed il volo della fantasia, umori che si esprimono e si infiltrano con sottigliezza nella tastiera tanto sobria della espressione grafica.

C'è un fare moderno, disincantato, leggero come un soffio che tocca volentieri il campo del sogno e poi c'è un'inquadratura lucida e razionale, (pulita da un fresco vento di bora, si direbbe a Venezia), che si accosta senza timori al fluido delle visioni trepide e lievi. Ed è nell'intelligenza delle due componenti, create solo con il segno grafico dell'incisione e i mezzi di cui questo segno dispone, che l'artista si esprime compiutamente: basta un'impalcatura di legno sotto la neve, il bianco della carta, il nero delle linee più forti e la trama meditatissima di punti e di piccoli segmenti per creare il grigio, a svelarci un lato molto interessante di quest'arte.

Ma è in particolare nei riquadri che richiamano la tecnica cinematografica che i due caratteri si mescolano … Le finestre spesso lasciano spaziare la fantasia oppure illuminano più realisticamente il pensiero.

Un'arte che sa di giuoco paziente e raffinato che l'artista ci presenta con tutta semplicità.

Calore

Rinnovato è lo stupore: Paola arricchisce un inesauribile percorso artistico ideando ritratti ispirati al quotidiano e descrivendone i volti con lingua nuova.

I lineamenti sono resi con tanta forza nel segno quanta delicatezza nella caratterizzazione individuale, coerente al ruolo, all'età, all'etnia ed al costume del personaggio.

Con la pienezza della maturità artistica l'artista gode di una ancor più grande e coraggiosa libertà fuori da ogni canone, stilema o "scuola". Inventa il suo collage con una capacità di trovare nelle numerose peculiarità della carta le lettere per un nuovo alfabeto. L'acutezza e la fantasia nel riconoscere nelle sfrangiature di uno strappo, nei segni a stampa di una precedente e diversa intenzione decorativa o funzionale, le sillabe per termini nuovi. La carta è riciclata non in senso ecologico, ma rivista e riutilizzata con la stessa capacità di chi sa leggere le figure in negativo, il vuoto per il pieno, per sottrazione o addizione di spazi. Come in passato, ma diversamente da precedenti esperienze, la spregiudicatezza le è di aiuto e di ispirazione per ombrelli parasole di pasticceria, per grattacieli e finestre composti con forature per rilegature a spirale. L'apparente ingenuità, in realtà è libera creazione del pensiero attraverso la materia. È il saper vedere di chi ne è consapevole.

Parole elogiative sarebbero banali e comunque sgradite all'autrice, ma è indubbio che l'antologia umana esposta è opera di originalità notevole e delicatamente umana.

Nella piccola mostra antologica di Paola Nasso – piccola solo per quantità di opere esposte, ma così da lei definita, credo, per la sua propensione alla modestia – domina la varietà dei modi e delle tecniche artistiche impiegate nel lungo percorso della sua produzione: dal disegno, alla tempera, anche applicata con spugnature, al collage, al gaufrage, all'acquaforte ed anche a varie e libere integrazioni tra esse…

Maniezzi

Non è facile parlare di amici artisti …

… guardare con il necessario distacco opere che, nella loro evoluzione, agli occhi di un amico sono inevitabilmente intrecciate con i percorsi di vita, dove il linguaggio artistico nelle sue espressioni ed evoluzioni ci parla in primis della persona.

Con tali occhi, e non certo con quelli del critico d'arte, mi sembra di poter dire che esplode, nei collage che Paola (Nasso) ha creato in occasione di questa mostra, il desiderio di colore a lungo sopito nei molti anni di espressione 'silenziosa' attraverso il bianco e nero dell'incisione.

Come per il segno unico, anche l'uso che Paola fa qui del colore è senza sfumature, senza mezzi termini, in forma assoluta attraverso una tecnica particolarissima, ricavata un po' per gioco, dove il colore è trattato visceralmente, fisicamente, modellandolo unicamente con le mani. E dalle mani prendono vita forme, movimenti, emozioni.

E con il ritorno al colore vi è il ritorno prepotente al tema del mare. Non pare una rievocazione nostalgica di cose perdute (la giovinezza veneziana) quanto la consapevolezza di un vivo e solido legame interiore. Il mare delle trasparenze, degli abissi, della contemplazione e del riguardoso rispetto …

Naldi

Si può parlare, nel lavoro di Paola Nasso, di un amore per la forma astratta quasi punto di arrivo di una ricerca sul reale. È così che spesso sulla figura prevale un ritmo, una struttura di linee in sé musicali, armoniche, oppure di superfici di diversa consistenza, spesso liquida, altre volte fumosa oppure solida.

Credo che in fondo, quando un'artista esprime il proprio rapporto difficile con un'astrazione "pura", non sia a causa di un residuo legame a un realismo troppo sedimentato nell'occhio, quanto di una dimensione fortemente immaginativa che chiede un vasto universo di forme per esprimersi, senza limiti convenzionali fra astrazione e figura. Un universo che è stato ampliato e indagato con una lenta ricerca a cui è tanto più consona la tecnica incisoria, nella quale tutto, anche il 'colore', diventa forma.

Ulteriore testimonianza di questa fertilità è il desiderio recente di dedicarsi alle serie, cioè a variazioni su un tema. Non si tratta infatti di una semplice ricerca formale che rende indifferente il soggetto, bensì di un rivisitare il soggetto per tirarne fuori nuove visioni, sempre nuovo incanto. Da cui l'incontro "ideale" con Italo Calvino, e in particolare con un'opera di variazioni sul tema come "Le città invisibili"…

Massimo Centini

La città costituisce sicuramente un termine di grande interesse per approfondimenti culturali molteplici che offrono tanti spunti di riflessione, ma nello stesso tempo aprono una grande finestra sull'immaginario.

Paola Nasso ha scelto la città come tema per una ricerca che ha il proprio incipit nelle emblematiche "Città invisibili" di Italo Calvino, ma che in seguito si evolve in un tracciato poetico fortemente personalizzato.

La mostra torinese di questa artista si articola su tre tematiche scandite da due tecniche: l'acquaforte per le Città di Calvino; la tempera per le Città immaginate; e ancora l'acquaforte per il lavoro sui relitti e gli interni di navi.

Nel primo caso l'artista si avvale delle suggestive ipotesi del grande narratore, interpretandone con il proprio linguaggio la dimensione figurativa. Nel secondo troviamo una serie di città fantastiche che la Nasso ha colto nei labirinti del proprio immaginario, trasfigurandone l'essenza interiore in una dimensione a tratti onirica, in cui forma e colore spesso si amalgamano con ampi risvolti poetici.

Nel terzo caso troviamo due filoni di grande fascino che hanno in comune il tema della nave, ma destinati a svilupparsi su piani evocativi tra loro lontani….

Interni di navi in costruzione … i relitti …, immagini di un tempo ormai perduto…

Questa personale … come un'occasione per conoscere il lavoro di un'artista dotata di forte personalità.

Nievo

Non è di tutti gli artisti poter vantare una produzione grafica così vivace e riccamente diversificata sul piano contenutistico, come nel caso di Paola Nasso, formatasi a Venezia - città natale - e attiva a Milano.

All'interno del suo vastissimo repertorio iconografico abbiamo isolato due aspetti del corpus incisorio, contrassegnati l'uno da una tematica legata alla produzione poetica di C. Pavese (in particolare ci riferiamo ad alcuni testi di Lavorare stanca …) e l'altro da un'impronta che potremmo definire giocoso-ironica, ... un versante totalmente diverso, frutto di intensa vivacità stilistica …

… In tutti questi fogli - che costituiscono solo un minima parte dell'intera sua produzione - P. Nasso si rivela dunque attenta osservatrice della figura umana, ritratta in locali pubblici o in ambienti aperti, colta in momenti di vita quotidiana, di evasione o di riflessione, all'interno di gruppi o isolata; piace anche ricordare la componente sottilmente e bonariamente ironica che traspare talvolta da alcuni soggetti, che fanno della Nasso un'artista decisamente "giovane", vale a dire criticamente aperta alla realtà contemporanea.

Malini

Paola Nasso, artista formatasi presso l’Accademia di Belle arti di Venezia, incide dal 1950, annoverando a tutt’oggi un corpus calcografico di circa quattrocento opere. Questo intervento è dedicato alla sua raccolta di acqueforti Il Signor Renè M. e le piume, stampata nel 2004. Diremo subito che il signor René M. che compare nel titolo rimanda al pittore surrealista Renè Magritte, con il quale la Nasso incrocia le armi (Ndr piume) della propria fantasia, verve poetica e ironia. Già la prima opera della serie, … e chi scrive è il signor Renè M., sembra voler capovolgere il complesso apparato speculativo messo in campo dal pittore belga… … Una sorta di percorso iniziatico …tra René e la sua opera (Ndr la piuma), dove l’acquaforte La piuma libera, di notevole dinamicità, conclude conseguentemente la raccolta. Giunto al termine… l’uomo-artista può liberare la piuma dal cappio con cui la legava a se stesso e alla terra: rimosse le smanie puerili, le inutili ambizioni e tutto ciò che ne ostacolava l’espressione, l’omino… permette alla propria opera di essere infine libera e vitale. (Rivista Grafica d’Arte, suppl. n. 121, marzo 2020)

Enrico